Mps, nuove ombre sul caso David Rossi

“È stato un albanese che vive a Milano, insieme a due complici. Rossi era a conoscenza di fatti riguardanti lo Ior”. Queste le dichiarazioni che gettano nuove ombre sulla morte di David Rossi, capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, avvenuta il 6 marzo 2013. A rilasciarle, William Villanova Correa, un brasiliano in carcere per l’omicidio di una prostituta, avvenuto tre giorni prima della scomparsa di Rossi.

Ansa

Carolina Orlandi: “Non vogliamo la verità solo per trovar pace noi, ma per dar speranza a tutte quelle famiglie che si sono ritrovate nella stessa nostra situazione”

“La Procura di Siena apra un fascicolo per l’omicidio di David Rossi”. Così ha tuonato Paolo Pirani, avvocato della famiglia Rossi. Il timore è che, per l’ennesima volta, gli inquirenti decidano di non approfondire le indagini e seguire questo filone investigativo. Questa notizia arriva poche settimane dopo l’archiviazione delle indagini sui festini a luci rosse, a cui avrebbero partecipato alcuni magistrati senesi che poi avrebbero insabbiato le indagini sulla morte di Rossi. La vicenda del presunto suicidio è stata oggetto di due fascicoli, uno nell’immediatezza del decesso, uno due anni dopo. Entrambi archiviati per suicidio, anche se proprio dalle carte delle due indagini emergono grossi dubbi sull’episodio. I dubbi sono stati messi nero su bianco dalla stessa Procura senese, riportando il parere della professoressa Cristina Cattaneo e del colonnello dei Ros, Davide Zavattaro, i quale, come periti, hanno certificato come prima di morire Rossi sia stato protagonista di una colluttazione.

Il caso David Rossi ha avuto grande eco soprattutto grazie al lavoro delle Iene e il forte impegno della figliastra Carolina Orlandi e della moglie Antonella Tognazzi. Le due non si sono mai arrese e ancora oggi cercano giustizia. Come racconta Carolina a Land News: “Non vogliamo la verità solo per trovar pace noi, ma per dar speranza a tutte quelle famiglie che si sono ritrovate nella stessa nostra situazione. Più gli anni passano più sarà difficile capire il perché e chi sia responsabile della morte di David, ma la mia speranza è che questa lotta, che continua da più di 7 anni, possa aiutare a migliorare il nostro sistema giudiziario e tutelare maggiormente le famiglie delle vittime”.

Abbandonata, è così che la famiglia Rossi si sente sin dai giorni seguenti alla tragedia. Molto, quasi tutto, di quello che è emerso in questi anni, è emerso per merito della loro perseveranza. “Non dettata dalla fatica di arrendersi ad una brutta verità – sottolinea Carolina –, ma dalla consapevolezza di un mare di domande senza risposta, incongruenze ed errori giudiziari”. Ripercorriamo gli eventi: Rossi quella sera va in ufficio nella sede di Rocca Salimbeni. “Aveva promesso di tornare in tempo per farmi l’iniezione, avevo la pericardite – ricorda la moglie Antonella –. Prima di tornare a casa sarebbe dovuto passare da sua madre per prendere la cena. Anche per questo non posso credere si sia suicidato”. Non vedendolo tornare, prova a chiamarlo più volte. Nessuna risposta. Anche Carolina telefona, ma il risultato è lo stesso. Provano a contattare amici e colleghi, chiedendo se lo avessero visto ma nessuno riesce ad avere un contatto con lui. Allora Carolina decide di andare in ufficio da David. Arrivata sul posto viene a sapere del tragico ritrovamento. Secondo la ricostruzione della Procura, Rossi si sarebbe suicidato lanciandosi dalla finestra. E qui cominciano le incongruenze.

Ansa

“Siamo i primi a voler chiudere questa brutta vicenda. La verità è che la Procura non è riuscita a spiegare molte dinamiche, alimentando dubbi e sospetti”

Come detto, la prima incongruenza è rappresentata dai segni di colluttazione presenti sul corpo di Rossi, oltre alla parte anteriore del busto, anche il labbro risulta ferito, non compatibilmente con la caduta. Nel cestino dell’ufficio vengono ritrovati dei fazzolettini macchiati di sangue, presumibilmente del dottor Rossi, ma la procura non ha ritenuto di doverli esaminare; distrutti, senza prima essere analizzati, su richiesta del pm Aldo Natalini, prima ancora che fosse disposta la prima archiviazione – e quindi prima di sapere se il gip avesse chiuso il fascicolo o disposto nuove ulteriori indagini. “Che senso ha non farlo? Per quanto chiare potessero essere gli indizi iniziali, un elemento del genere non può essere trascurato e per giunta distrutto”. Se per le escoriazioni al ginocchio e la ferita alla testa si può credere che il suicida se le possa esser procurate nel momento del salto (titubante e, forse, con ripensamenti), diventa impossibile immaginare un danno al labbro, il ritorno all’interno della stanza, il tamponamento del sangue e infine di nuovo l’uscita dalla finestra. Oltre a questo, a non convincere è anche la dinamica della caduta, poco compatibile con i tentativi di suicidio del genere a causa della perpendicolarità alla parete, senza slancio.

Le incongruenze sono moltissime. Una certamente evidente è quella che riguarda l’orologio. Dal famoso video della caduta, dopo circa 20 minuti dal salto, si nota un oggetto cadere dall’alto. Secondo una perizia promossa dal fratello di David, Ranieri Rossi, risulterebbe inoltre che la parte di cassa dell’orologio ad aver assorbito l’impatto, non sia quella compatibile con la caduta della vittima. “La Procura evidenzia Tognazzi ci ha spiegato che dalle immagini non possono essere sicuri si tratti dell’orologio. E allora chiedo cosa sia, visto che nel punto dove sembra cadere l’oggetto luminoso, è stato poi trovato l’orologio”. Le anomalie continuano. Tra persone che sembrano comparire nelle riprese, ombre sospette ed altri dettagli. “Tutte domande a cui noi vorremmo risposte. Siamo i primi a voler chiudere questa brutta vicenda. La verità è che la Procura non è riuscita a spiegare molte dinamiche, alimentando dubbi e sospetti. Anzi, chi dirigeva le indagini non ha fatto tutto il necessario per rispondere. Non sono stati analizzati i vestiti, i fazzolettini sporchi di sangue, non sono state spiegate le telefonate partite dal cellulare di David diversi minuti dopo il fatto, non sono state controllate le celle telefoniche presenti quella sera presso la banca, non sono stati ascoltati possibili testimoni, è stato detto ad esempio che era stata chiamata a deporre la segretaria ma non era così. I dubbi sono molti e noi non ci fermeremo finché non avremo la verità, qualunque essa sia”.

Le ricostruzioni alternative sono molte, gli spunti per altre versioni non mancano. Nei giorni prima del presunto suicidio, Rossi si sentiva braccato, osservato, aveva timore che qualcuno lo seguisse. Si continuava a chiedere come mai la procura non lo chiamasse a deporre sul caso Mps. La tensione che viveva la vittima la racconta Carolina: “Il giorno prima dell’accaduto notammo sul braccio di David dei tagli. Davanti a mia madre li giustificò confusamente, però mi tirò nel suo studio, lontano da mia madre e mi scrisse su di un foglio di non parlarne con nessuno di quei tagli, né in casa né fuori. Non me lo disse a voce, ma lo scrisse perché pensava ci fossero delle cimici e non voleva che lo ascoltassero. Da una perizia chiesta da noi ci è stato detto che i tagli sul quel braccio non sembravano auto-inflitti perché fatti dall’interno all’esterno. La nostra paura è che quei tagli fosse una minaccia”. Minacciare Rossi risulterebbe spiegabile con la sua voglia di parlare con i pm che stavano indagando sul crack della banca. In diverse email scambiate con il suo superiore Fabrizio Viola (amministratore delegato di Mps), Rossi chiedeva un contatto con la Procura per raccontare quello che lui sapeva. In una mail, a cui la famiglia non crede, Rossi aveva manifestato la voglia di togliersi la vita, sopraffatto dal peso della situazione. Viola però ha negato di aver letto questo sfogo, nonostante l’email risulti aperta. Secondo la ricostruzione che vedrebbe Rossi vittima di omicidio, il movente potrebbero essere proprio le informazioni che Rossi avrebbe potuto dare alla procura. In questo senso potrebbero ricollegarsi le ultime dichiarazioni di Villanova. Insomma, Rossi sarebbe stato a conoscenza di dettagli evidentemente incriminanti per il mondo Mps e affini.

Mps, nuove ombre sul caso David Rossi

La vedova Antonella Tognazzi: “David era una persona molto riservata, chiusa. Come disse mia suocera, mai avrebbe fatto un gesto così eclatante dalla finestra della banca”

Non comprendendo il perché la Procura non lo chiamasse a deporre (risultava come persona informata sui fatti, non come indagato), una volta manifestato ai suoi superiori, coinvolti nell’inchiesta, la volontà di andare a deporre, sarebbe stato prima minacciato e poi ucciso. La versione accettata dai magistrati abbiamo visto come faccia acqua sotto diversi punti di vista. Partendo da quelli documentali: segni di colluttazione che la Procura non spiega, fazzolettini intrisi di sangue mai analizzati, orologio che non è dove dovrebbe, caduta poco compatibile ed altro, tutti particolari che avrebbero preteso quantomeno un approfondimento maggiore; ad esempio con l’acquisizione tempestiva dei filmati interni, analisi su vestiti, su celle telefoniche, sul telefono della vittima. Tutto inficiato da indagini approssimative per le quali nessuno ha mai pagato, nonostante le appurate mancanze. Oltre a tutto ciò, ci sono elementi che possono essere propri solo dei familiari o di chi conosceva David Rossi. Racconta ancora a Land News la vedova: “David era una persona molto riservata, chiusa. Come disse mia suocera, mai avrebbe fatto un gesto così eclatante dalla finestra della banca. Per quanto riguarda le pressioni, non aveva mai ansie lavorative. Non si parlava di problemi gravi, non era neppure indagato; se la pressione fosse stata solo quella, la sua risposta non sarebbe stata di terrore”. Un altro particolare che non convince la moglie è la lettera di addio, riscritta tre volte: “David scrisse tre parole che non usava mai, tanto che ormai per noi erano diventate un gioco: Toni, il mio diminutivo che lui non pronunciava mai proprio perché tutti mi chiamavano così, ci scherzava spesso. Poi amore e scusa, altri due termini che non utilizzava mai, e lo prendevo anche in giro per questo. Alcune perizie promosse da noi, hanno ipotizzato potessero esser state scritte sotto coercizione”.

La famiglia cerca la verità. Risposte che mancano e che ormai, visto il tempo passato e le prove distrutte, potrebbero arrivare solo dalle dichiarazioni di qualcuno informato sui fatti: “Quello che però in questi anni ho capito – racconta Carolina – è che la rabbia non mi avrebbe portata da nessuna parte. Ho cercato di dare un senso a tutto questo, trasformandolo nel tentativo di creare consapevolezza negli altri. Mi si è aperto un mondo di storie di ingiustizia ed ho cercato di raccontarle, dar loro voce e speranza, trovando così la mia strada e David me l’ha, in qualche modo, indicata. Sin da ragazza ero affascinata dal mondo del giornalismo e lui era per me un mentore, con la sua cultura infinita. Quando stavo per diventare adulta ed intraprendere la mia strada, lui non c’era più, ma è come se mi avesse guidata”. È forse il modo per esorcizzare tutto quello che è successo, cercare di reagire ad un dramma che ancora per la famiglia non può e non deve essere chiuso perché mancano risposte, a loro come a chiunque abbia a cuore il senso di giustizia e verità, che dovrebbe essere alla base di ogni Paese civile: “Fissare questa vicenda nella memoria collettiva degli altri credo rappresenti un valore per tutti. Anche solo raccontarlo ha reso giustizia a David e dato forza a chi si sente abbandonato dalle istituzioni”.

Un importante e risolutivo passaggio, potrebbe essere la commissione di inchiesta che tutte le forze politiche hanno approvato in Commissione riunita Giustizia e Finanze lo scorso novembre. Mario Perantoni, ex presidente della commissione Giustizia della Camera e deputato del Movimento 5 Stelle diceva: “Tengo molto a questa iniziativa perché la scomparsa di David Rossi non ha trovato risposte soddisfacenti in sede giudiziaria. Ricordo che Mps, la più antica banca italiana, entrò in difficoltà dopo l’acquisizione del Banco Antonveneta dallo Ior, il Banco Vaticano: è nostro dovere indagare sulle circostanze che hanno portato alla tragica fine di David Rossi”. Vista la situazione politica, il voto in aula è stato rimandato. La speranza è che i lavori possano partire quanto prima. Antonella e Carolina non sono per nulla intenzionate a gettare la spugna e l’Italia dovrebbe ringraziarle per questo.