Mps, morte David Rossi: anatomia di un caso giudiziario

LA CAMERA DÀ IL VIA ALLA COMMISSIONE D’INCHIESTA

Giovedì 11 marzo, otto anni dopo la morte del responsabile della comunicazione di Mps, la Camera ha approvato l’istituzione di una commissione d’inchiesta per far luce su un mistero che per molti continua a rimanere irrisolto. 303 i voti favorevoli e uno solo contrario. Una svolta importante non solo per la famiglia di David Rossi che da sempre si batte per la verità, ma per l’intera credibilità di un Paese.

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«David Rossi, capo dell’area comunicazione di Mps, si è tolto la vita stasera, poco dopo le 21, gettandosi nel vuoto dal suo ufficio della sede di Rocca Salimbeni e finendo in un cortile interno. Rossi, che non era indagato, una decina di giorni fa era stato perquisito nell’ambito dell’inchiesta sul Monte dei Paschi». L’oscura vicenda che ruota attorno alla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, inizia così, con questo lancio battuto dall’agenzia Ansa alle 22:22 del 6 marzo 2013.

Mps, morte David Rossi: anatomia di un caso giudiziario

Dopo il decesso di David Rossi, gli inquirenti nel suo ufficio trovano un biglietto, indirizzato alla moglie Antonella Tognazzi, con su scritto «ho fatto una cavolata»

In quel periodo il colosso finanziario senese è già nell’occhio del ciclone per la sanzione da 5 milioni di euro comminata da Bankitalia ai suoi ex vertici, mentre la magistratura porta avanti le indagini sul dissesto del più antico istituto di credito dopo l’acquisizione (a prezzo gonfiato, sostiene l’accusa) di Banca Antonveneta. Nei mesi successivi, una pioggia di avvisi di garanzia travolgerà dirigenti e manager per numerose ipotesi di reato. Rossi, che non era indagato, una decina di giorni prima era stato perquisito nell’ambito dell’inchiesta su Mps. Nel suo ufficio, dopo il decesso, gli inquirenti trovano un biglietto, indirizzato alla moglie, con scritto «ho fatto una cavolata». Poi diversi biglietti accartocciati: l’ipotesi è che abbia tentato di scrivere una lettera d’addio alla compagna, senza riuscirci. L’ipotesi del suicidio – avallata anche dalla sua ultima mail, indirizzata all’ex ad della banca Fabrizio Viola, e pubblicata successivamente dal Fatto Quotidiano («Stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi») – sembra ormai una certezza. Tanto che in un primo momento chi indaga ritiene «non necessaria» l’autopsia.

Il 7 marzo però, ricorda ancora l’Ansa, il pm titolare dell’indagine, Nicola Marini, cambia idea. Dopo aver parlato solo di «un’ispezione esterna» dispone che venga effettuato l’esame autoptico. L’incarico viene affidato al professor Mario Gabbrielli. Ma il 2 agosto successivo il pm Marini, insieme al collega Aldo Natalini, chiede al gip di Siena l’archiviazione del fascicolo sulla morte di David Rossi. Richiesta a cui si oppone la famiglia di Rossi, assistita dall’avvocato Luca Goracci, ritenendo che dalle indagini fossero emersi alcuni dettagli che mal si conciliano con «un evento suicidario». 364 giorni dopo la morte, il 5 marzo 2014, il caso viene archiviato. Un anno e mezzo più tardi, la svolta: grazie alla tenacia della famiglia e soprattutto della vedova, le indagini vengono riaperte. La moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, non ha dubbi: «Mio marito non aveva nulla da dire in Procura, ne sono certa, ma evidentemente qualcuno con la coscienza poco pulita ha avuto un momento di panico – dice al Tg1 –. C’erano elementi che lasciavano molti dubbi: secondo me è stato ucciso. Io voglio i nomi degli assassini di mio marito».

Mps, morte David Rossi: anatomia di un caso giudiziario

Nell’aprile 2016 la salma dell’ex capoarea comunicazione di Mps viene riesumata e portata al laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano

Nell’aprile 2016 la salma dell’ex capoarea comunicazione di Mps viene riesumata e portata al laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano per gli esami scientifici disposti dalla Procura di Siena. E il nuovo fascicolo passa nelle mani del sostituto procuratore Andrea Boni. L’ipotesi di reato è «induzione al suicidio», contro ignoti. A cavallo tra la primavera e l’estate del 2016, però, tiene banco anche un altro elemento: inizia infatti a circolare in rete il video della caduta di Rossi dalla finestra del suo ufficio. Un filmato già acquisito in atti dai pm di Siena nella prima indagine, conferma la Procura. Che poi dispone anche un’accurata perizia tecnica, affidata ai carabinieri del Ris. La relazione viene depositata il 9 dicembre 2016 dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Perizia che «sposa l’ipotesi del suicidio, perché non sono state trovate evidenze della presenza di terze persone» dice all’Ansa l’avvocato Goracci. Anche se sul caso «restano tanti dubbi» confermati anche dai periti, sostiene il legale. Come il fatto che «le lesioni nella parte anteriore del corpo siano state provocate dalla caduta».

Questa nuova perizia non è che il preludio a una nuova richiesta di archiviazione avanzata dal procuratore Salvatore Vitello e dal sostituto Fabio Maria Gliozzi, secondo i quali le indagini hanno condotto «a ritenere ragionevole l’ipotesi del suicidio e altamente improbabile quella dell’omicidio». L’archiviazione – firmata dal gip Roberta Malavasi – arriva il 4 luglio 2017. E qui il caso sembra chiuso per la seconda volta. Ma non è così. A gettare nuove ombre sulla morte di David Rossi ci pensa una puntata della trasmissione Mediaset Le Iene, datata 8 ottobre 2017, che raccolgono un fuorionda dell’ex vicesindaco di Siena Pierluigi Piccini. L’attenzione dell’opinione pubblica si sposta infatti su alcune villette tra l’Aretino e il mare teatro di presunti festini a cui avrebbero partecipato importanti personaggi della magistratura e della politica senese. Il clima è incandescente: l’8 novembre la polizia di Firenze intercetta infatti una lettera con un proiettile inesploso indirizzata al pm di Siena Aldo Natalini, tra i primi a indagare sulla misteriosa morte dell’ex responsabile della comunicazione di Mps. Natalini, in precedenza, aveva anche indagato sullo scandalo dell’istituto di credito. La Procura di Firenze apre un fascicolo per tentata minaccia grave, poi trasmesso per competenza a Genova.

Ansa

Il 19 gennaio 2021 il gip di Genova archivia l’inchiesta sui presunti festini hard con i magistrati senesi. È, forse, la fine della vicenda giudiziaria legata alla morte di David Rossi

Il 17 novembre 2017 si apre il terzo capitolo della vicenda. La Procura di Genova, competente per i reati dei colleghi della città del Palio, inizia a indagare per abuso d’ufficio a carico d’ignoti e convoca, per interrogarli come persone informate sui fatti, l’ex vicesindaco Piccini, i giornalisti de Le Iene, gli ex vertici di Monte dei Paschi e i pm senesi. Di contro, i magistrati presentano querela per diffamazione dopo le dichiarazioni di Piccini, che si aggiunge a quella dell’avvocato Michele Briamonte, ex membro del Cda di Mps, che in un servizio della «Iena» Antonino Monteleone veniva accostato alle vicende connesse alla morte di Rossi. Per quei fatti, il 19 gennaio 2021, Monteleone è stato rinviato a giudizio dal gup di Torino Irene Gallesio. Nel frattempo Monteleone ha subìto anche una perquisizione domiciliare da parte della polizia postale, su delega del sostituto Cristina Camaiori e dell’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, al fine di svelare l’identità di un giovane escort che avrebbe partecipato ai presunti festini.

L’escort verrà poi interrogato dai pm genovesi come persona informata sui fatti. Quest’ultimo conferma infatti di aver partecipato ai festini hard, ma non riconosce nessuno dei magistrati che gli vengono mostrati in foto, a differenza di quanto fatto in una puntata de Le Iene. Da qui la richiesta di archiviazione dei magistrati genovesi, secondo i quali non ci sono prove di un presunto abuso d’ufficio né di indagini «abbuiate». Richiesta che il gip di Genova Franca Borzone ha di recente accolto (19 gennaio 2021), nonostante l’opposizione dei legali della famiglia Rossi, Carmelo Miceli e Paolo Pirani e nonostante la trasmissione del fascicolo al Csm per valutare eventuali profili disciplinari. Così, cinque filoni d’indagine e otto anni dopo, veniva scritta per l’ultima volta la parola «fine» su questa tragica vicenda.

Ora, però, l’istituzione della commissione d’inchiesta potrebbe essere un passaggio fondamentale per far davvero luce su quel che accadde nella serata del 6 marzo 2013.