Gli alunni dimenticati. Il cortocircuito della scuola al tempo del Covid

Riaperture e chiusure scolastiche non tengono conto dei bisogni di bambini e ragazzi, sacrificati all’interesse produttivo. 

Quest’anno, tra gli utenti della scuola, stiamo assistendo all’incremento di alcune criticità, specie tra i più piccoli, fascia che seguo da vicino: alcuni aspetti della vita quotidiana scolastica stanno tangibilmente minando la salute psicofisica dei bambini, con impatti evidenti anche sull’apprendimento e sulla funzione primaria della scuola, educativa e formativa. Abbiamo riscontrato in modo evidente e ricorrente un numero consistente di mal di pancia, mal di testa, episodi di vomito, con problemi che possono peggiorare, sfociando in malesseri non più episodici. Abbiamo registrato anche un numero maggiore di raffreddori (aggravati dalle polveri sottili: quanto eravamo bravi a manifestare nei fridays for future, ma non abbiamo capito nulla sulle ricadute dell’inquinamento). Non possiamo sapere se dipende dal cibo della mensa, dagli orari in cui si fa mensa, dal fatto che restano fermi per tante ore, dall’apertura prolungata delle finestre in classe, da stress, fattori ambientali o esogeni di altro tipo, così come da una giornata scolastica dilatata su tante ore.

 

Sappiamo quanto sia importante l’areazione costante delle aule, come riporta una ricerca pubblicata su El País (https://elpais.com/ciencia/2020-10-24/un-salon-un-bar-y-una-clase-asi-contagia-el-coronavirus-en-el-aire.html), per ridurre il rischio contagio, ma occorre anche comprendere la sostenibilità nel tempo di tale misura, soprattutto se la temperatura interna diventa troppo rigida. Consentire di non indossare la mascherina al banco ha i suoi rischi, che non possono essere compensati dalla sola ventilazione naturale. Infine, si sottovaluta come la permanenza per circa 8 ore nella stessa aula moltiplica di per sé il rischio di contagio. Appare evidente che le attuali regole, pur giustificate dall’attuale crisi pandemica, probabilmente non sono a misura di bambino o quanto meno non permettono un pieno benessere dello stesso.

Tra i più piccoli, ma non solo, risulta evidente che molte questioni spesso non emergono esplicitamente ma vengono somatizzate e si esprimono con malesseri differenti e variegati.

Ne va di mezzo in primis la salute, ma anche il livello di apprendimento, perché con continui stop, malesseri, malanni, la frequenza e il grado di attenzione saranno sicuramente pregiudicati. Eppure, non si assiste a denunce in questo senso, tutto rimane sotto traccia. Si parla solo delle ricadute in caso di mancata frequenza in presenza. Le lezioni in presenza, attualmente, creano problemi, che si vogliano vedere o meno. L’esperimento va interrotto, si sta giocando a dadi con le vite dei bambini e dei ragazzi, degli insegnanti e delle persone fragili che sono a casa. Siamo evidentemente incapaci di adottare misure di protezione per i più fragili, nessun monitoraggio, nessuna trasparenza, solo tante raccomandazioni e rassicurazioni paternalistiche. Sembriamo pecore, convinte che il sistema che ci chiede che tutto resti esattamente come prima sia giusto.

 

Facciamoci tutti un esame di coscienza. L’involucro scuola ha riaperto, e ora, parzialmente richiuso, ma non basta perché vi abbiamo nuovamente associato il ruolo dei nonni baby sitter. Tutto questo per soddisfare un modello economico che se ne frega che siamo in piena pandemia e noi lo assecondiamo con comportamenti rischiosi, mandando i più fragili in situazioni non sicure. Mi piacerebbe che si guardasse ai rischi con uno sguardo a 360°. Molteplici sono le cause che aggravano la situazione. Forse stiamo sottovalutando alcuni aspetti.  Siamo in pieno cortocircuito. Si è tornati a mandare i figli malati a scuola, (al massimo la scuola chiama casa se peggiorano) : i risultati sul sistema di paracadute di cui parlavo nel primo articolo si vedono. Si è aggiunta una gestione scellerata di chi presentava sintomi compatibili con il Covid 19. In Lombardia, si legge nelle direttive regionali” I contatti di un caso sospetto (famigliari, compagni di classe, ecc.), non devono sottoporsi ad isolamento domiciliare fiduciario, ma devono adottare comportamenti prudenti in attesa dell’esito del tampone del caso sospetto”, con tutte le conseguenze in caso di rilevazione di una positività dopo qualche giorno. La situazione peggiora se i tempi per i tamponi si dilatano.

 

Per non parlare dei rischi connessi alla gestione dei contatti di casi positivi nella scuola. Le ordinanze regionali lombarde sono poco precise sui casi di contagio scolastico: “Se uno studente risulta positivo al Covid-19, i contatti stretti vengono posti in quarantena, quindi l’intera classe frequentata. I soggetti asintomatici, identificati dall’Azienda territoriale Sanitaria, possono riprendere la vita sociale: dopo un periodo di quarantena di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso trascorso senza sintomatologia, senza la necessità di eseguire il tampone; oppure dopo un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo trascorso senza sintomatologia, e con un test antigenico o molecolare negativo eseguito a partire dal decimo giorno. Il personale scolastico (ndr, tra cui gli insegnanti) che abbia osservato le norme di distanziamento interpersonale, igienizzazione frequente delle mani e l’utilizzo della mascherina chirurgica non è da considerarsi contatto di caso, a meno di differenti valutazioni in relazione ad effettive durata e tipologia dell’esposizione.” Si notano una valutazione e una gestione del rischio che mostrano alcune leggerezze pericolose. Infatti, la crescita esponenziale dei positivi e di tutti gli altri indicatori ospedalieri segnalano gli effetti di una gestione approssimativa.

Quindi non possiamo adoperare il motto “in sicurezza”, quando non abbiamo preso le precauzioni necessarie, “non abbiamo fatto i compiti a casa”, quando i protocolli hanno maglie larghissime che fanno solo un favore al virus. Non si tratta solo di sicurezza ma di praticabilità e sostenibilità di determinate scelte. Continuare a ragionare a compartimenti stagni in piena pandemia significa non aver capito che il sistema è interconnesso e se un anello della catena ha una falla, non funziona, si spezza tutto. Non possiamo controllare tutto al 100% ma quanto meno occorre parlare chiaro su ciò che si può e non si può fare.

 

Disarma sentir parlare di scuola che assomiglia più a un carcere, disarma ascoltare una madre di uno studente preoccupata per il compagno e la madre con gravi problemi di salute, disarma non aver garantito a tutti gli studenti e su tutto il territorio nazionale, la facoltà di scelta tra Dad e presenza, disarma aver scartato a priori organizzazioni diverse del tempo scuola, non aver contemplato una riduzione oraria della didattica delle elementari a 4 ore, con mensa e doposcuola facoltativi con educatrici, non aver organizzato turnazioni, non aver trovato altri spazi, non aver capito che se riduci il numero di alunni per classe ne giova la didattica e l’apprendimento, non aver adoperato questa crisi pandemica per avviare un ripensamento e una correzione di tutte le problematiche che affliggevano la scuola.

È arrivato il momento per molti genitori di diventare adulti e di smetterla di fantasticare con frasi del tipo “la scuola è vita”, non in queste condizioni, non se non vedi e riconosci le ricadute sui bambini e ragazzi. La scuola non può essere ridotta a stampella sacrificabile della produzione e dell’economia, il parcheggio gratuito, un servizio di assistenza per la prole degli schiavi di un sistema produttivo che ha messo il profitto davanti a tutto. Svanisce la funzione della scuola come strumento di emancipazione, formazione, educazione, crescita e consapevolezza.

 

Schiavi, convinti che la priorità sia l’economia, prendono le parti di chi detiene il potere economico. Un cortocircuito storico che denota il buco nero culturale attuale, tanto da rendere sacrificabile e subordinato il diritto alla salute. Abbiamo dimenticato tutte le lotte per un minimo di tutele e siamo pronti a immolarci per l’economia e il profitto altrui. A tanti genitori non interessa cosa accade in classe, oggi come ieri, non sembrano preoccupati di una scuola che è diventata fonte di stress per bambini e adolescenti. Nessuno vuole accettare i limiti che una pandemia impone. Tutto non si può fare come prima, facendo finta che va tutto bene.