Accumulo compulsivo: analisi di un disturbo mentale

14/03/2021|In ATTUALITÀ|By Lorenzo Rotella

Non riescono a separarsi dagli oggetti personali, anche se sono cose senza valore o addirittura dannose per la salute. A questo problema spesso si aggiunge l’impulso di acquistare di tutto. La conseguenza è rimanere bloccati dentro la propria abitazione, o persino rimanere chiusi fuori perché ogni centimetro dell’abitazione è occupato da giornali, volantini, confezioni varie di cibo, vestiti e altro ancora. Questo è l’inferno di chi è affetto dal disturbo mentale dell’accumulo compulsivo.

accumulo compulsivo milano

È l’inferno mentale e fisico che vivono le persone affette dal “Disturbo da accumulo”, considerato dagli esperti come espressione particolare del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).

Giovanni Armando Costa, tecnico della prevenzione per il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica di Ats Milano, si occupa da 11 anni di questi soggetti. Nel 2014 ha partecipato al documentario realizzato da Asl Milano e Discovery Channel “Sepolti in casa”, con lo scopo di mostrare ai telespettatori la vita degli accumulatori compulsivi milanesi.

“Il comportamento di accumulo è stato considerato a lungo uno “stile di vita bizzarro” e solo 20 anni fa è stato classificato come disturbo mentale”.

“La definizione esatta – spiega Costa a Land News – è la seguente: “Acquisizione di beni e incapacità di liberarsene, anche se i suddetti beni sono di scarso valore”. Nell’accumulare oggetti, a volte persino animali, queste persone si privano di qualità di vita e condizioni igieniche. Non si può lavare o disinfettare. Con la pandemia in corso, il problema si fa gigante”.

Il sanitario tenta di descrivere l’identikit persona affetta dal disturbo: “La maggior parte degli accumulatori che ho visto superano i 50 anni d’età. Sono persone che rompono ogni legame con amici e parenti, annullano la propria vita sociale. Secondo molti psicologi, i sintomi possono emergere sin dall’adolescenza, ma essendo seguiti dalla scuola o dai genitori si tiene tutto sotto controllo. In ogni caso basta un trauma, qualcosa che scatta nella mente ed ecco che il disturbo mentale prende forma e si espande. È una vita d’angoscia, perché ci sono persone che finiscono col vivere in garage o sul pianerottolo della propria abitazione perché dentro le mura non c’è più spazio. C’è chi accumula perché è ricco, o perché continua a prelevare vestiti da bidoni della Caritas o altre strutture dedite ai bisognosi. Per loro la spazzatura è una miniera d’oro”.

“Questi individui – prosegue il tecnico – si inventano strategie per vivere senza elettricità e gas, dato che spesso non sono in regola con le bollette”. Ma non è l’unico problema che si crea: “Chi fuma, per esempio, tende a usare le candele, e questo comporta un elevato rischio di incendi. La casa si riempie al punto da diventare inagibile: infiltrazioni, impianti idraulici corrosi con tubature marce o esplose, odori molesti e cedimenti strutturali sono all’ordine del giorno. Sono disguidi già di per sé rilevanti, che provocano un effetto a catena se si registrano in un condominio. Per chi abita accanto, sopra o sotto l’accumulatore compulsivo, diventa tutto insostenibile”.

Quando un condomino o un vicino sente che la situazione è fuori controllo, segnala l’inquilino affetto dal disturbo mentale ad Ats.

“A parte il 2020 a causa del Covid – prosegue Costa – i nostri tempi di risposta sono brevi. Ci mettiamo d’accordo con Aler o gli enti responsabili dell’immobile di riferimento per fare un sopralluogo con loro tecnici e periti. Non c’è giorno che non abbiamo un caso, nuovo o recidivo, da verificare sul posto, da catalogare in archivio o da aggiornare con l’assistente sociale o la persona deputata a monitorare le condizioni dell’accumulatore”.

La procedura è delicata: “Esiste una guida redatta dai ricercatori dell’Università di Boston per trattare con queste persone, che noi seguiamo al di là della nostra esperienza. Non bisogna lasciar trasparire cosa si pensa a chi abbiamo davanti e non è facile: ci troviamo spesso davanti a scenari infernali e desolanti, oltre a rimanere travolti dal tanfo. Niente discussioni col soggetto, ma mettersi nei suoi panni, ascoltarlo e parlare un linguaggio a lui consono”. Nonostante le precauzioni, non sempre l’approccio riesce: “Chi è già seguito da qualcuno tende a rimanere calmo e accetta di recarsi presso una struttura assistenziale o un albergo mentre sgomberiamo e ripuliamo. Ma tante volte non ci aprono. Ci sono casi estremi in cui ci cacciano o non si fanno trovare”.

Se si presentano troppi ostacoli nel corso delle operazioni, si deve usare la forza: “Dopo aver accolto informazioni e testimonianze di vicini e amministratori condominiali, segnaliamo a servizi sociali ed enti che possano prendersi in carico la persona. Si interviene inoltre con un’ordinanza: Ats propone all’ufficio Igiene dell’abitato e al sindaco del paese in cui si agisce di obbligare il proprietario o affittuario dell’alloggio a risanarlo e sgomberarlo entro 5 giorni. Applichiamo così il comma 5 dell’articolo 50 del decreto legislativo 267 del 18 agosto 2000: un “risanamento igienico” urgente. La Polizia locale è incaricata di mostrare il provvedimento all’individuo. Se anche in quel caso non c’è collaborazione da parte dell’accumulatore, la porta può essere sfondata dalle autorità competenti e il soggetto portato via”.

La pandemia Covid ha impedito agli operatori Ats di potersi muovere liberamente e intervenire. Nel 2020 si è inoltre registrato un calo delle segnalazioni di accumulatori presso gli uffici competenti.

“Fino a febbraio 2020 – dichiara Costa – abbiamo lavorato, poi abbiamo subito una battuta d’arresto decisiva. Per intenderci: prima della pandemia effettuavamo circa 300 verifiche, ma lo scorso anno non siamo arrivati neanche a 100 e seguivamo spesso casi già noti perché arrivavano più segnalazioni. Da inizio giugno è ricominciato tutto, mentre il boom lo abbiamo avuto due mesi fa con anche 5 sopralluoghi al giorno”.

Nella memoria dello specialista restano scolpiti particolari personaggi milanesi: “Una donna residente al Municipio 5 mi si è presentata davanti dopo aver scalato un’intera parete di vestiti. Durante un intervento nel quartiere Corvetto ho visto un uomo che strisciava quasi addosso alla porta per poter passare: aveva il giaccone squarciato perché prendeva dentro la maniglia. Nella penultima settimana di febbraio, nel Municipio 9, abbiamo invece trovato una signora che viveva in garage tra rifiuti ed escrementi perché la sua dimora era colma di oggetti e non voleva buttare via niente. Tre anni fa, in Corso Lodi, una signora è stata trovata completamente disidratata perché non riusciva più a uscire di casa”.

L’operatore Ats si sofferma infine su un episodio: “Otto anni fa ho conosciuto un signore che studiava musica e ora avrà 50 anni o poco meno. I suoi genitori erano morti a breve distanza l’uno dall’altro e lui si era trovato a gestire il lutto e il trilocale in cui viveva. Senza famiglia e reddito per completare gli studi, si era lasciato andare completamente. Quando siamo giunti presso la sua abitazione, lo abbiamo trovato appollaiato su un giaciglio di fortuna con un lanternino a comporre musica su un pentagramma, senza strumenti, circondato da carte e oggetti di ogni sorta e immerso in un odore terribile”.