8 marzo: le parole che colpiscono. Se non ti nomino non esisti

08/03/2021|In CULTURA, ITALIA|By Carla Rizzi

La Giornata internazionale della donna

Che nel 2021 ci sia ancora bisogno di celebrare la Giornata internazionale della Donna la dice lunga su quanto ci sia ancora da fare per far sì che le donne siano veramente pari agli uomini nella nostra società. E che molti e molte siano ancora convinti che l’8 marzo sia la Festa delle donne, quasi fossimo una specie animale da ricordare una volta l’anno, è indicativo del disconoscimento dei problemi legati al ruolo della donna in ogni campo del sociale: dalla famiglia al mondo del lavoro, dagli studi alla politica. 

 

La parità rimane nei Codici

La parità di genere in Italia è sancita dalla Costituzione e dalle Leggi, a tutela del diritto di famiglia, del mondo del lavoro, dell’accesso alle professioni, ma in realtà l’Italia figura al 17esimo posto in Europa e al 47esimo nel mondo per sessismo.  Gli stereotipi di genere che permeano la nostra cultura sono duri a morire e l’uso sessista della lingua italiana è ancora invalso e accettato da molte donne, come se fosse un male minore

Nei libri di testo della scuola primaria il divario tra uomo e donna si esprime con disegni e testi che descrivono l’uomo come lavoratore e la donna come legata alle incombenze domestiche e ai compiti di cura. Nei casi di femminicidio , violenza e stupro, i carnefici vengono spesso descritti come “gelosi” o colpiti da “raptus” minimizzandone le responsabilità e rivittimizzando le donne colpite dalle violenze. I luoghi comuni assolvono un uomo iroso sul lavoro, ma quando una donna è nervosa o arrabbiata deve per forza ‘avere il ciclo’ o bisognosa ‘di scopare’. Questi modi di dire e di pensare incidono profondamente nella crescita dei bambini e dei giovani, maschi e femmine, condizionando anche le loro scelte di percorsi professionali e di attività sportive.

I Spesso si assiste, nei parchetti comunali, ad adulti che alla bambina di turno che vuole giocare al pallone con gli amichetti, dicono: “il calcio è un gioco da maschi”. L’educazione passa dalle parole. Le parole sono importanti, ancor di più quando una singola parola descrive una persona e ne identifica un ruolo professionale o sociale.

Cronache dal podio di Sanremo

La notizia che al festival di Sanremo la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi abbia redarguito il conduttore Amadeus che l’aveva nominata correttamente direttrice, dicendo che lei vuol essere chiamata direttore, la dice lunga su come molte donne che arrivano a ricoprire ruoli fino a poco tempo fa appannaggio maschile, abbiano così poca consapevolezza del loro essere da mortificarlo e pensino di essere valorizzate meglio nominate  maschile. Dalle pagine social la altrettanto brava direttrice Gianna Fratta ha commentato: “Ecco come distruggere in un secondo, davanti a milioni di italiani, il cammino lungo e spesso tortuoso di migliaia di donne, per ricoprire un ruolo nella società”. 

Il lavoro delle linguiste

Nel 1987 fu pubblicato il pionieristico lavoro della linguista Alma Sabatini ‘Il sessismo nella lingua italiana’, patrocinato dall’allora Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità e sono ormai molti anni che la professoressa Cecilia Robustelli, coordinatrice del Gruppo di lavoro del MIUR ha curato un ampio e approfondito lavoro sulle ‘Linee guida per il linguaggio amministrativo’.  Alcune testate giornalistiche e televisive hanno iniziato a nominare ruoli pubblici e professionali utilizzando i termini corretti, ma la resistenza all’utilizzo corretto è ancora molto forte e non se ne capisce il perché, visto che la lingua si evolve in continuazione. Lo dimostra l’introduzione nella lingua italiana di tutti i termini del linguaggio informatico e dei prestiti dalla lingua inglese usati nel mondo del lavoro, utilizzati ormai (anche in misura esagerata) da tutti, senza che nessuno abbia mai obiettato che sono ‘cacofonici’. 

Le donne inconsapevoli

Purtroppo a frenare l’evoluzione sono spesso le stesse donne, come la direttrice Venezi, che potrebbero usare il loro ruolo pubblico, conquistato con impegno e competenza, per dimostrare alle giovani che le donne esistono anche come professioniste e che non si devono precludere alcun percorso professionale vogliano. Nominare correttamente il ruolo di una persona vuol dire darle visibilità e valore e personalmente mi sento a disagio quando vedo pubblicata sui media la foto di una prima cittadina, nel nostro territorio ce ne sono tante, ben vestita e ben truccata con la didascalia ‘il sindaco’. 

 

Perché l’8 marzo non è una festa

Le donne nel nostro Paese hanno problemi gravissimi: la violenza domestica, lo stalking e il revenge porn, la disoccupazione, sempre in aumento e maggiore di quella maschile, una parte della magistratura che non è formata per istruire processi con vittime donne e madri, servizi sociali non sempre all’altezza del loro compito, la mancanza di nidi e di orari scolastici adattati su quelli delle  lavoratrici… Ma per incominciare a cambiare le cose, visto che la disparità di genere è soprattutto un problema culturale, bisogna partire dalla consapevolezza che donne e uomini hanno lo stesso peso nella società, gli stessi diritti e gli stessi doveri. La cosa più semplice è farlo attraverso la via di comunicazione universale, il linguaggio, usando le regole già previste dalla nostra Lingua.